Cosa succede quando migliaia di persone decidono di pedalare insieme?
Di Carlos R., coordinatore internazionale di 30 Días en Bici
Da anni osservo come qualcosa di apparentemente piccolo possa trasformare il rapporto che abbiamo con le nostre città: usare la bicicletta quotidianamente.
Non parlo di grandi imprese sportive né di attivismo epico, ma di persone normali che usano la bici per andare al lavoro, fare commissioni o semplicemente muoversi in modo diverso.
E quando questo accade collettivamente, succede qualcosa di molto interessante.
Quando vedi vicini, colleghi di lavoro o amici muoversi in bici ogni giorno, ciò che era strano diventa normale e ciò che era individuale si trasforma in un movimento comunitario visibile, allegro e contagioso, e poco a poco si genera una cultura condivisa intorno alla bicicletta.
Questa è, per me, una delle cose più preziose di 30 Días en Bici.
L’uso della bici come attività sociale che produce spazio, comunità e significato
Tempo fa ho scoperto il lavoro The Sociality of Cycling, di Simón Batterbury e Alejandro Manga. In esso sviluppano un’idea che trovo particolarmente interessante: il concetto di “spazio-bici”.
Non parlano solo di piste ciclabili o infrastrutture. Parlano anche di tutto ciò che accade intorno alla bicicletta e che aiuta più persone a usarla: conversazioni, percorsi condivisi, raccomandazioni, sostegno reciproco o semplicemente la visibilità quotidiana di chi già pedala.
Perché le infrastrutture sono importanti, certo. Ma anche la comunità lo è.
In 30 Días en Bici lo vedo costantemente. Ogni persona che partecipa rende visibile un altro modo di muoversi e aiuta, spesso senza rendersene conto, altri a iniziare.
E questo trasforma anche la città.
UrbanBiker: produttore di spazio-bici
Per questo credo che abbia senso che iniziative come 30 Días en Bici e UrbanBiker si incontrino.
Perché una bicicletta elettrica non è solo tecnologia. Può anche essere lo strumento che elimina le barriere e permette a molte persone di incorporare la bici nella loro vita quotidiana.
Una salita, una lunga distanza o semplicemente la mancanza di fiducia smettono di essere un limite.
Dall’esterno può sembrare che un marchio “produca solo biciclette”, ma in realtà può anche aiutare a costruire cultura ciclistica. E credo che UrbanBiker comprenda bene questa idea: progettare biciclette elettriche pensate per percorsi reali e persone reali, facilitando la partecipazione di sempre più persone a questo spazio-bici.
Perché trasformare la mobilità non dipende solo dalla costruzione di infrastrutture. Dipende anche dal creare comunità, fiducia ed esperienze condivise intorno alla bicicletta.
Visita l’officina del quartiere, unisciti a un ritrovo, incoraggia quell’amica che non ha mai osato e celebra ogni chilometro condiviso.
Sull’autore: Carlos R. è coordinatore internazionale di 30 Días en Bici, una pluripremiata campagna globale di promozione dell’uso quotidiano della bicicletta, e collabora con UrbanBiker nella promozione della mobilità sostenibile.
